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michelangelo tagliente 

giornalista pubblicista 

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Torino, capitale del Vermouth

2026-01-25 16:05

michelangelo tagliente

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Torino, capitale del Vermouth

viaggio tra botaniche, portici e rituali urbani

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Un filo d’oro e d’erbe aromatiche lega i portici di Torino al resto del mondo. Quel filo è il Vermouth, il vino aromatizzato che nel 2026 taglierà un traguardo leggendario: 240 anni di storia ufficiale. Era infatti il 1786 quando, in una bottega di Piazza Castello, l’intuizione di Antonio Benedetto Carpano trasformò un antico rimedio erboristico nel simbolo dell’eleganza sabauda e della convivialità internazionale.

In realtà il Vermouth affonda le sue radici molto più lontano, nei “vini ippocratici” dell’antica Grecia, infusi di assenzio e spezie utilizzati come bevande curative. Ma è sotto i portici torinesi che questa tradizione farmaceutica diventa arte conviviale, dando forma a uno dei rituali urbani più riconoscibili al mondo: l’aperitivo. Da qui nascono profili aromatici, stili e categorie che oggi sono le fondamenta della mixology globale, dal Negroni al Martini Cocktail.

Nel 2026 Torino celebra questa eredità con la terza edizione de Il Salone del Vermouth, in programma dal 21 al 22 febbraio al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Non una semplice esposizione, ma un vero spazio di dialogo tra grandi maison storiche e nuovi produttori artigiani. Masterclass, laboratori sensoriali e talk raccontano botaniche, tecniche produttive e nuove tendenze del bere contemporaneo, mentre il Fuorisalone coinvolge l’intera città con guest shift, menù tematici e percorsi urbani tra cocktail bar e caffè storici.

È la scusa perfetta per scoprire (o riscoprire) Torino.

Una città che si svela lentamente

Torino non si concede di fretta. Non ha l’immediatezza delle cartoline né la frenesia delle metropoli turistiche. È una città che si lascia attraversare con calma, tra piazze regali e cortili nascosti, portici eleganti e quartieri popolari che raccontano ancora la memoria operaia.

Per tutto il Novecento è stata il cuore industriale d’Italia, con la Fiat a modellarne identità e destino. Poi, con la crisi, ha dovuto reinventarsi: oggi è una capitale culturale discreta, fatta di musei straordinari, architetture regali, design e nuove forme di ospitalità. Una città che sorprende chi cerca un’Italia meno ovvia, più autentica.

Il simbolo assoluto resta la Mole Antonelliana, icona dello skyline e sede del Museo Nazionale del Cinema. La salita in ascensore fino alla terrazza panoramica regala una delle viste più suggestive del Nord Italia, con le Alpi a fare da quinta naturale. Poco distante, il Museo Egizio, secondo solo al Cairo, offre uno dei viaggi più affascinanti nel tempo, tra statue monumentali, sarcofagi e papiri perfettamente conservati.

Il centro storico racconta la storia dei Savoia attraverso una costellazione di palazzi: Palazzo Reale, Palazzo Madama, Palazzo Carignano. Ma la magnificenza raggiunge il suo apice appena fuori città, con la Reggia di Venaria Reale e la Palazzina di Caccia di Stupinigi, due capolavori barocchi che da soli valgono il viaggio.

Accanto alla Torino monumentale esiste però una città più segreta e quotidiana. Le gallerie coperte – Subalpina, San Federico, Umberto I – sono piccole oasi urbane dove il tempo sembra rallentare. Porta Palazzo, il mercato all’aperto più grande d’Europa, è il volto multiculturale della città: un crocevia di profumi, colori e lingue che raccontano la Torino di oggi. E poi c’è la Torino magica, capitale europea dell’esoterismo, con i suoi simboli nascosti, le leggende di alchimia e i tour notturni tra magia bianca e magia nera.

L’aperitivo come chiave di lettura

È però nell’abitudine quotidiana dell’aperitivo che Torino rivela la sua anima più profonda. Qui bere non è mai solo consumo: è osservare, aspettare, incontrare. Sedersi sotto i portici al tramonto, ordinare un Vermouth liscio o in miscelazione e sentirsi parte di una coreografia urbana che si ripete da oltre due secoli.

Il luogo ideale per vivere tutto questo è il Quadrilatero Romano, il cuore bohémien di Torino , il quartiere più antico della città. Stradine lastricate, botteghe creative, ristoranti intimi e cocktail bar convivono in un equilibrio perfetto tra storia e contemporaneità.

Torino si capisce davvero attraverso i suoi riti. Una colazione artigianale in una pasticceria di quartiere, una passeggiata lungo il Po al Parco del Valentino, una salita a Superga per guardare la città dall’alto, tra bellezza e memoria. Una cena senza programma in Piazza IV Marzo, scegliendo il tavolo più luminoso e lasciandosi guidare dall’atmosfera.

E poi, inevitabilmente, un ultimo bicchiere di Vermouth per tenere insieme passato e futuro, industria e poesia, memoria operaia e buon gusto.

 

Turin, capital of Vermouth: a journey through botanicals, arcades, and urban rituals

A golden thread of aromatic herbs links the arcades of Turin to the rest of the world. That thread is Vermouth, the aromatized wine that in 2026 will celebrate a legendary milestone: 240 years of official history. Indeed, in 1786, in a small shop in Piazza Castello, Antonio Benedetto Carpano’s intuition transformed an ancient herbal remedy into a symbol of Savoyard elegance and international conviviality.

Vermouth’s roots go much further back, to the “Hippocratic wines” of ancient Greece, infusions of wormwood and spices originally used as medicinal drinks. Yet it was under Turin’s arcades that this pharmaceutical tradition evolved into convivial art, giving shape to one of the most recognizable urban rituals in the world: the aperitif. From this tradition emerged aromatic profiles, styles, and categories that today form the foundation of global mixology, from the Negroni to the Martini Cocktail.

In 2026, Turin celebrates this heritage with the third edition of the Salone del Vermouth, taking place from February 21 to 22 at the National Museum of the Italian Risorgimento. Not just an exhibition, it is a genuine space of dialogue between historic maisons and emerging artisanal producers. Masterclasses, sensory laboratories, and talks explore botanicals, production techniques, and new trends in contemporary drinking, while the Fuorisalone transforms the city into a liquid map of cocktail bars, historic cafés, and thematic itineraries.

It is the perfect excuse to discover—or rediscover—Turin.

A city that unveils itself slowly

Turin does not rush. It lacks the immediacy of postcards and the frenzy of major tourist cities. It is a place to be explored at a gentle pace, between royal squares and hidden courtyards, elegant arcades, and working-class neighborhoods that still carry the memory of industrial life.

Throughout the twentieth century, it was Italy’s industrial heart, with Fiat shaping its identity and destiny. Then, with the sector’s decline, the city had to reinvent itself: today, it is a discreet cultural capital, rich in extraordinary museums, regal architecture, design, and innovative hospitality. A city that surprises those seeking a less obvious, more authentic Italy.

The absolute symbol remains the Mole Antonelliana, dominating the skyline and home to the National Cinema Museum. A ride up to its panoramic terrace offers one of northern Italy’s most breathtaking views, with the Alps forming a natural backdrop. Nearby, the Egyptian Museum, second only to Cairo’s, provides one of the most fascinating journeys through time, with monumental statues, sarcophagi, and perfectly preserved papyri.

The historic center tells the story of the House of Savoy through a constellation of palaces: Palazzo Reale, Palazzo Madama, Palazzo Carignano. Yet magnificence reaches its peak just outside the city, with the Reggia di Venaria Reale and the Palazzina di Caccia di Stupinigi, two Baroque masterpieces that alone are worth the trip.

Alongside monumental Turin exists a more secret, everyday city. Covered galleries—Subalpina, San Federico, Umberto I—are urban oases where time seems to slow down. Porta Palazzo, the largest open-air market in Europe, is the city’s multicultural face: a crossroads of scents, colors, and languages that tells the story of today’s Turin. And then there is magical Turin, the European capital of esotericism, with hidden symbols, alchemical legends, and night tours exploring both white and dark magic.

The aperitif as a key to understanding

Yet it is in the daily ritual of the aperitif that Turin reveals its deepest soul. Drinking here is never merely consumption: it is observation, anticipation, encounter. Sitting under the arcades at sunset, ordering a Vermouth neat or in a cocktail, one becomes part of an urban choreography that has been repeating for over two centuries.

The perfect place to experience this is the Quadrilatero Romano, Turin’s oldest district and its bohemian heart. Cobblestone streets, creative boutiques, intimate restaurants, and cocktail bars coexist in perfect balance between history and contemporary life.

Turin is truly understood through its rituals. An artisanal breakfast at a neighborhood patisserie, a stroll along the Po in the Parco del Valentino, a climb to Superga to admire the city from above, between beauty and memory. An unplanned dinner in Piazza IV Marzo, choosing the sunniest table and letting the atmosphere guide you.

And finally, inevitably, a last glass of Vermouth—to hold together past and future, industry and poetry, working-class memory and refined taste.

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